La longevità di Cicinis, il Sauvignon Blanc del Collio

Attems si sfida anche sui rossi con Brezich 2021

Si dice che il sole nasca a Cicinis e tramonti a Brezich. Un’affermazione famigliare alla Tenuta Attems nel Collio Goriziano -a Capriva del Friuli- perché è proprio su queste due colline che nascono i due vini maggiormente rappresentativi che ne portano il nome. Ne ha raccontato le peculiarità Gianni Napolitano, direttore tecnico della tenuta ed enologo, in un incontro al Baretto Sant’Ambrogio a Milano.
Friulano, Napolitano ha alle spalle esperienze in vari vigneti del mondo, tra cui la Nuova Zelanda, per poi tornare nella terra natìa e proseguire il suo percorso professionale da Attems, un nome che è sempre stato un punto di riferimento per il territorio: fin dal 1100 ha fatto la storia della viticoltura di queste tormentate colline tra Italia e Slovenia che avevano nell’uva e nel vino un sostegno prezioso.

Gianni Napolitano, direttore tecnico di Attems

E fu il conte Douglas Attems, signore d’altri tempi, ma estremamente lungimirante e visionario, dallo spirito pionieristico, a fondare nel 1964 il Consorzio di Tutela dei Vini del Collio. Nel 2000 l’azienda vitivinicola Attems è stata acquistata dai Marchesi Frescobaldi che ne hanno confermato Napolitano alla guida (“Per me i Frescobaldi sono una seconda famiglia”). Un’acquisizione che ha mantenuto l’espressione identitaria della cantina e dei suoi vini il cui fil rouge è il territorio del Collio. Dal 2001 Napolitano si è occupato della ricostituzione del vigneto secondo il principio per cui il vino nasce in vigna, ed è come la si coltiva e la si conduce che determina il risultato finale.
“Il Collio Goriziano è la parte più orientale del Friuli, un territorio collinare, esposto a Sud e protetto dai venti freddi del Nord dalla cerchia delle Prealpi Giulie -ha spiegato Napolitano- La vicinanza della costa adriatica (15 chilometri in linea d’aria) favorisce un microclima mite e temperato che rende il Collio una terra d’elezione per la produzione di grandi vini bianchi freschi, profumati e armonici. Luminosità intensa ed elevata escursione termica creano, infatti, il microclima ideale per lo sviluppo di zuccheri, pigmenti e sostanze aromatiche nelle uve”. Sono tre le diverse tipologie di suolo che caratterizzano la tenuta che vanta 44 ettari di vigneto: il Collio è costituito principalmente dalla ponca, la cui composizione, di origine marina, risale a milioni di anni fa ed è composta da arenarie con alternanza di marna: “E’ un terreno ideale per la viticoltura, capace di influenzare le caratteristiche aromatiche dell’uva e la sapidità del vino. Nell’Isonzo si trovano, invece, terreni di origine alluvionale caratterizzati da sabbie e argille spesso miste a ciottoli. È un’area più calda e umida, con scarsa ventilazione. Infine, le Manine è una zona pianeggiante tra Collio e Isonzo, caratterizzata da terreni limosi con un buon drenaggio”.
Tra i vini più interessanti si distingue Cicinis, Sauvignon Blanc Collio Doc, un vino elegante e intenso, simbolo dell’azienda, che Gianni Napolitano ha proposto in degustazione in tre annate, 2017, 2022, 2024, per dimostrarne la longevità. Le uve nascono sulla collina omonima ai piedi del Monte Calvario, nel cuore del Collio, con suoli costituiti dalla ponca e con condizioni microclimatiche particolari che favoriscono la massima espressione aromatica del Sauvignon “Le condizioni ambientali sono simili a quelle dove nascono il Sancerre e il Pouilly Fumé, come terroir, temperature e ore di luce -ha precisato Napolitano- Il sauvignon ama il freddo e umido. Contrastiamo il cambiamento climatico con il sovescio e lo assecondiamo anticipando la raccolta: il nostro approccio al vigneto avviene a seconda della vinificazione e la vendemmia in due momenti successivi: dapprima nella fascia inferiore del vigneto e poi in quella superiore. Facciamo tre differenti vinificazioni per tre selezioni. Ogni anno scegliamo la metà delle selezioni per mantenere uno stile di vino che sia costante. Il vino va in bottiglia a settembre-ottobre, dopo 9 mesi”.
La fermentazione e la maturazione del Sauvignon avvengono in parte in particolari serbatoi di cemento a forma di uovo e in parte in barrique e tonneaux. L’affinamento in bottiglia dona a Cicinis quelle caratteristiche di mineralità, acidità, freschezza e sapidità che lo contraddistinguono.
Cicinis ha un colore limpido con riflessi vegetali che si ritrovano poi nel suo bouquet composito con sentori di salvia, menta e bosso seguiti da quelle note intriganti del bergamotto e dalle sensazioni speziate di vaniglia e pepe bianco. Al palato è vibrante, grazie a un’acidità verticale che esalta le note agrumate e bilancia armoniosamente le percezioni di pane tostato e mandorla. Il finale è dominato da un’avvolgente sapidità che richiama suggestioni di salsedine e spezie mediterranee.
L’annata 2017 al naso svela una grande freschezza e aromi di pietra focaia, crosta di pane, agrume e anche sentori importanti di caramello: “In bocca è un’esplosione minerale. E’ un vino elegantemente plasmato sul legno, ma il 2017 ha ancora tanto da esprimere -ha sottolineato il direttore- Cicinis 2022 è stato imbottigliato da poco; al naso esprime note di agrume, pompelmo, foglia di pomodoro, è un Sauvignon riconoscibile; il legno si amalgama al vino in maniera piacevole, al gusto svela una bella mineralità e sapidità. Cicinis 2024 è un vino ancora giovane, ma ha già un bell’equilibrio; prevalgono sentori di agrume e menta, e poi crosta di pane e pietra focaia. Ha bisogno ancora di tempo per esprimersi pienamente. Il 2017 è un azzardo, il 2022 è una conferma e il 2024 è una certezza”, ha sintetizzato Gianni Napolitano.

Grande terra di bianchi, il Collio si sfida sui rossi: Attems amplia il proprio orizzonte espressivo rimanendo fedele alle sue radici con un nuovo vino, che ha fatto il suo debutto allo scorso Vinitaly di Verona. E’ Brezich, Collio Riserva Doc, nato nell’annata 2021 da uve cabernet franc (85%) e carmenère (15%) in un vigneto sulla omonima collina ripiantato da Gianni Napolitano nel 2017, sempre nel Collio Goriziano, di solo un ettaro e mezzo. “Il lavoro sul cabernet franc è stato graduale e molto attento: abbiamo lavorato a un’espressione capace di coniugare struttura ed eleganza, nel rispetto dell’identità del Collio e della visione che da sempre guida l’azienda”. Anche qui il suolo è composto dalla ponca che conferisce al vino una spiccata mineralità e complessità aromatica. L’affinità tra i due vitigni si traduce in Brezich in un equilibrio armonico tra componente aromatica, struttura e dotazione polifenolica, presupposti fondamentali per un vino destinato a evolvere nel tempo. Il vino affina 24 mesi in barrique di rovere francese di primo e secondo passaggio a cui segue un ulteriore affinamento in bottiglia di 24 mesi: un percorso paziente che consente a Brezich di esprimere appieno struttura, profondità e potenziale evolutivo. All’assaggio si evidenzia un’intensa balsamicità, contraddistinta da una certa morbidezza delle note vegetali del cabernet e dai sentori speziati del carmenère. Rosso rubino intenso dai riflessi granati, svela un bouquet ampio e stratificato: note di frutta matura e frutti rossi di bosco si intrecciano a sentori di pepe e violetta, accompagnati da un elegante sottofondo erbaceo e balsamico. L’affinamento in rovere francese arricchisce il profilo con sfumature di liquirizia, cioccolato fondente, cuoio e spezie. Al palato è avvolgente, caldo e rotondo, con una struttura ben definita sostenuta da un’ottima freschezza. Il finale è lungo, persistente e vellutato. Brezich 2021 è disponibile in una tiratura limitata di bottiglie, solo 4 mila, e per ora sono in affinamento le annate 2022, 2024 e 2025.

Barbara Amati