di Barbara Amati
Equilibrato, identitario ed elegante: è l’Amarone della Valpolicella 2021, il millesimo presentato ad Amarone Opera Prima, l’anteprima organizzata dal Consorzio Vini Valpolicella a Verona a fine gennaio. Il profilo del nuovo vino -che entrerà a breve sul mercato- riflette “un’integrazione completa delle componenti sensoriali (soprattutto quelle gustative e retro-olfattive), un ottimo equilibrio che deriva dalla gestione dell’appassimento e dalla finezza dell’affinamento, oltre a una struttura elegante con solide prospettive in termini di invecchiamento”, ha dichiarato il team di degustazione del Consorzio.
Il 2021 è stato un anno complesso, caratterizzato da una prima fase fredda con gelate primaverili e da una seconda segnata da siccità e caldo estivo. La maturazione delle uve è stata complessivamente più lenta, ma di elevata qualità, con una buona integrità aromatica, un’ottima maturazione fenolica e dotazioni antocianiche superiori al 2020. Un autunno più fresco della media ha favorito un appassimento lento dei grappoli in fruttaio, portando a ottime concentrazioni zuccherine e polifenoliche e allo sviluppo di precursori aromatici, preludio a una lenta trasformazione in cantina e alla nascita dell’Amarone. A presentare l’Amarone della Valpolicella della nuova annata sono state 67 aziende; a degustarli in anteprima sono stati circa 400 operatori e 1.500 enoappassionati per una due giorni vivace e coinvolgente.
L’edizione di quest’anno di Amarone Opera Prima si è dipanata in una serie di eventi tra le Gallerie Mercatali e la Camera di Commercio di Verona, e ha celebrato anche l’iscrizione della Cucina italiana nel Patrimonio immateriale dell’Unesco e le Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026 che vedono la città, con la sua Arena, protagonista di alcuni eventi ufficiali. E l’Amarone è stato il fil rouge che ha visto confrontarsi Maddalena Fossati, direttore della rivista La Cucina Italiana, ideatrice della candidatura Unesco e presidente del Comitato promotore, Deborah Compagnoni, leggenda dello sport e ambassador delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, e Cristina Bowerman, chef di Glass Hostaria a Roma, una stella Michelin.
E, come ha ricordato il presidente del Consorzio Christian Marchesini, l’Amarone è sempre più green: in Valpolicella per la prima volta le pratiche sostenibili certificate rappresentano la maggior parte del vigneto. Nel 2025, complice la viticoltura biologica, ma soprattutto quella ministeriale certificata Sqnpi (Sistema di qualità nazionale di produzione integrata) che valorizza le produzioni agricole vegetali coltivate con metodi sostenibili sia in vigna che in cantina, la quota di superficie ecocompatibile è salita al 53% (era al 42% nel 2024). “In uno scenario sempre più competitivo, la Valpolicella sta puntando sulla sostenibilità -ha sottolineato Marchesini- che rappresenta una leva di mercato per diverse aree della domanda, dal Nord-Europa al Nord-America, dove è considerata un valore aggiunto”. Secondo l’analisi del Consorzio, la tutela agro-ambientale certificata insiste oggi su quasi 4.666 ettari rispetto a un totale della Denominazione di circa 8.600 ettari.

Per la prima Denominazione rossa del Veneto, e tra le principali in Italia con un giro d’affari di oltre 600 milioni di euro, sul fronte del mercato il 2025 è stato un anno difficile, in ripresa, però, nell’ultimo trimestre. Il saldo del vino imbottigliato ha segnato una contrazione più contenuta rispetto alle premesse: l’Amarone ha chiuso a -2,4% (circa 102 mila ettolitri), il Valpolicella a -2,7% (123,8 mila ettolitri), mentre il Ripasso è sceso del 3,7% (oltre 205 mila ettolitri). Per quando riguarda l’export, i rossi Dop veneti fino a 15° (quindi al netto dell’Amarone) -dove la Valpolicella ha un’incidenza quasi totalizzante- hanno segnato nei primi 10 mesi del 2025 un calo in valore del 2,1% (+0,4% il volume), un decremento di tre volte inferiore rispetto alla performance nazionale della categoria rossista (-6,2%). Ha avuto un peso il dazio Usa nella seconda parte dell’anno, che ha portato a un gap del valore a -5,8%, ma anche i cali significativi in Svizzera (-9,8%), Danimarca (-3,7%), Norvegia (-6,5%%). Bene invece alcune piazze di sbocco importanti, come Canada (+4,8%), Germania (+5,1%), Svezia (+4,7%), Regno Unito (+8,9%) e Paesi Bassi (+12%). Tra i produttori c’è un sentimento di speranzosa ripresa di un mercato che vede, però, per l’Amarone, giacenze per 58,7 milioni di bottiglie (+2 milioni sul 2023).
