I Macchiaioli al Palazzo Reale di Milano

Una grande retrospettiva fino al 14 giugno

E’ da non perdere la grande mostra “I Macchiaioli”, proposta al Palazzo Reale di Milano fino al 14 giugno, una delle retrospettive più importanti e complete su questo movimento. Un centinaio i capolavori da ammirare realizzate da questi giovani pittori della seconda metà dell’Ottocento promotori di un’arte connessa alla realtà della vita. Il percorso espositivo mostra il passaggio da un’arte accademica e allegorica -come quella di Luigi Mussini presente con tre opere- a una pittura realista basata sulla luce e sulla percezione. I Macchiaioli rompono i canoni ufficiali ben prima degli Impressionisti e, sul piano simbolico, compiono un passaggio epocale dalla rappresentazione di valori universali e astratti a una rappresentazione concreta della vita quotidiana e della storia contemporanea, come il Risorgimento. Nove le sezioni che presentano dipinti che vanno dal 1848 al 1872, data della morte di Giuseppe Mazzini, dei cui ideali i Macchiaioli furono ferventi sostenitori.

Per dimostrare la rivoluzione del fare arte dei Macchiaioli, non poteva mancare l’opera “Il trionfo della Verità” (1848) di Luigi Mussini che, invece, appartiene a una corrente purista e accademica. Mussini si ispira ai modelli rinascimentali, con un disegno preciso, figure idealizzate e una composizione allegorica complessa. Il colore è levigato, privo di effetti di macchia. Fortemente allegorico: la Verità trionfa su Ignoranza ed Errore. Riflette i valori morali e intellettuali dell’epoca, legati anche agli ideali risorgimentali. È un’arte “educativa”, che mira a trasmettere principi universali piuttosto che rappresentare il reale immediato.

“Il trionfo della Verità” (1848) di Luigi Mussini – Olio su tela, 143,5 x 213 cm. © Accademia di Belle Arti di Brera, Milano – MiC

In “Il 26 Aprile in Firenze” del 1861, Odoardo Borrani unisce la pittura di macchia con un forte interesse narrativo. La scena è costruita con attenzione prospettica e realismo nei dettagli. L’uso della luce evidenzia i momenti salienti dell’azione, mantenendo però una struttura compositiva ordinata. Dal punto di vista simbolico, l’opera rappresenta un episodio del Risorgimento, la cacciata del Granduca da Firenze. La scena interna, con donne che cuciono bandiere, diventa simbolo della partecipazione civile diffusa, anche femminile. Il patriottismo è rappresentato come impegno quotidiano, non solo eroico.

“Il 26 Aprile in Firenze” del 1861, Odoardo Borrani – Olio su tela, 75 x 58 cm. Collezione privata

Nel dipinto “Garibaldi a Palermo” (1861), Giovanni Fattori utilizza la tecnica della macchia in modo potente e sintetico. Le figure sono costruite attraverso contrasti netti di luce e colore. La composizione è ampia e solenne, ma priva di retorica accademica. Dal punto di vista simbolico rappresenta Giuseppe Garibaldi durante l’impresa dei Mille. Non è un eroe idealizzato, ma una presenza concreta e umana. L’opera esprime un eroismo sobrio e collettivo, in linea con la visione realista dei Macchiaioli. La storia è vissuta, non celebrata in modo retorico.

“Garibaldi a Palermo” (1861), Giovanni Fattori – Olio su tela, 88 x 132 cm. Brescia. Collezione privata

In “Pascoli a Castiglioncello” del 1861, Telemaco Signorini sviluppa una pittura più libera e sperimentale. Le macchie di colore sono più evidenti e costruiscono il paesaggio in modo sintetico. La luce è intensa e contribuisce a definire i volumi senza ricorrere al disegno tradizionale. Il paesaggio rurale diventa protagonista assoluto. I pascoli evocano un’idea di natura autentica e non contaminata. In chiave simbolica, si può leggere come una ricerca di verità e semplicità, in contrapposizione alla complessità urbana e politica del tempo.

“Pascoli a Castiglioncello” del 1861, Telemaco Signorini – Olio su tela, 31 x 76 cm. Collezione privata. Courtesy Archivio Dini

L’opera “Il ritorno dalla messa” (1865) di Cristiano Banti mostra una scena quotidiana immersa in una morbida luce naturale. Banti adotta una pittura attenta ai valori tonali e alla resa atmosferica, avvicinandosi ai principi della “macchia”, anche se con maggiore delicatezza rispetto ad altri Macchiaioli. Le figure sono costruite attraverso contrasti di luce e ombra più che tramite il disegno accademico. La scena è apparentemente semplice, rappresenta delle donne che ritornano dalla chiesa dopo avere assistito alla messa e richiama i valori tradizionali e la dimensione comunitaria della vita rurale. La religione non è rappresentata in modo enfatico, ma come pratica quotidiana, simbolo di stabilità e continuità in un periodo di profondi cambiamenti sociali.

“Il ritorno dalla messa” (1865) di Cristiano Banti – Olio su tavola, 38 x 45 cm. Collezione privata

Uno dei capolavori dei Macchiaioli che troviamo nella mostra a Milano è sicuramente “Un dopo pranzo (Il pergolato)” del 1868 di Silvestro Lega che utilizza la tecnica della “macchia” per costruire la scena attraverso zone di colore e luce. La composizione è equilibrata, con un’attenta orchestrazione dei pieni e dei vuoti. La luce filtrata dal pergolato crea un raffinato gioco di chiaroscuri. Il dipinto celebra la serenità della vita borghese e familiare. Il pergolato diventa simbolo di protezione e armonia domestica. L’opera riflette anche un ideale di equilibrio morale e sociale, lontano dai drammi storici, ma immerso in una dimensione intima e rassicurante.

“Un dopo pranzo” del 1868 di Silvestro Lega – Olio su tela, 75 x 93,5 cm. © Pinacoteca di Brera, Milano – MiC

Irene Catarella