Emozionate, con la gioia negli occhi e un sorriso contagioso, le sorelle Julia e Karoline Walch hanno inaugurato con una grande festa la loro cantina a Civezzano (Tn), nell’area del Trento Doc a 600 metri di altitudine, alle pendici del Monte Calisio: Moncalisse, un nome romantico e francesizzante che identifica gli omonimi spumanti metodo Classico lanciati a fine 2025, Montis Arcentarie Blanc de Blancs Riserva 2017 e Millesimato Riserva 2019. Dall’Alto Adige al Trentino per sfidarsi su uno dei più emblematici spumanti italiani e realizzare un sogno: una cantina che sorprende, di un bianco luminoso e dalle linee sinuose, circondata dai vigneti, che si fonde con il paesaggio in modo naturale. Perché è un’architettura che si è lasciata ispirare dalle curve fluide che disegnano le vigne della proprietà, dai contorni della collina, dai profili dei muretti a secco e dalle forme circolari dele antiche coppelle, incisioni rupestri che risalgono all’età del Bronzo e del Ferro rinvenute proprio tra i filari.
La splendida terrazza panoramica rivolta a sud introduce a un’accogliente lounge bistrot per un aperitivo e una sosta golosa, perché si vuole spingere l’acceleratore sull’enoturismo: “Moncalisse è un vero luogo d’esperienza dove poter toccare con mano la filiera del vino a partire dalla terra. La tenuta si propone come uno spazio di conoscenza aperto alle visite e alle degustazioni abbinate alle specialità locali, con l’obiettivo di valorizzare gli aspetti unici e distintivi di questa terra”, hanno spiegato Karoline e Julia Walch della storica famiglia vinicola Elena Walch dell’Alto Adige dove hanno mosso i primi passi nel mondo del vino per poi prendere il volo sotto lo sguardo attento della mamma, ovviamente presente all’inaugurazione.
L’intera struttura produttiva è ipogea, scende nel sottosuolo per 11 metri e affascina per la solennità quasi mistica e un’atmosfera teatrale che accoglie la barricaia in cui la bellezza formale si sposa con la funzionalità tecnica: la temperatura naturale di circa 13°C garantisce le condizioni termiche costanti richieste dai lunghi affinamenti del metodo Classico. Qui anche la lavorazione delle uve rispetta l’architettura: la vinificazione avviene per gravità, un principio che tutela la materia prima con estrema delicatezza per garantire i massimi standard qualitativi.
“E’ un’architettura che si sviluppa attraverso un dialogo tra due mondi: quello nascosto e silenzioso della struttura ipogea, dove avvengono i processi produttivi, e quello visibile e aperto della parte emergente, pensata per accogliere il pubblico e raccontare l’identità di Moncalisse. Origine e ambizione, precisione e profondità, passato e futuro segnano questo progetto”, ha osservato Karoline Walch. Il progetto, prima dei vigneti e del vino e poi della cantina, ha avuto una lunga gestazione: “Dieci anni di lavoro, di ricerca e di attesa”. Della cantina è autore l’architetto altoatesino David Stuflesser insieme alla socia Nadia Moroder che ha rispettato il desiderio delle sorelle Walch di una struttura fortemente orientata alla sostenibilità ambientale. Anche la scelta materica e cromatica è un omaggio al contesto locale: le superfici in calcestruzzo rosso-marrone con inserti di porfido bocciardato richiamano direttamente il terreno; l’involucro esterno, caratterizzato da un intonaco bianco grezzo, evoca la purezza della forma astratta e le rocce sedimentarie calcaree stratificate della zona ricordano la lucentezza delle bollicine. E anche il logo di Moncalisse ha ripreso l’estetica circolare partendo dalla pianta della struttura vista dall’alto: disegna una doppia forma simmetrica, la “M” di Moncalisse e, contemporaneamente, l’intreccio e l’unione indissolubile delle due sorelle.
Sono dodici gli ettari di vigneto che circondano la cantina: beneficiano di un microclima alpino fresco e ventilato, ideale per lo chardonnay e il pinot nero (da cloni provenienti dalla Champagne) per dare vita a bollicine d’eccellenza grazie all’enologo Stefano Bolognani e al celebre enologo della Champagne Odilon de Varine, prezioso “facilitatore”. Il cuore della proprietà è costituito da una parcella nobile di un ettaro, caratterizzata da vecchie viti di chardonnay (di 60 anni di età) e una storica pergola vecchia di 70 anni con una resa molto bassa. In questi vigneti nascono due Trentodoc: Montis Arcentarie Blanc de Blancs Riserva 2017, che prende il nome dalle antiche miniere d’argento del Monte Calisio, e Millesimato Riserva 2019. “Entrambi Extra Brut, 100% chardonnay, sono prodotti con il metodo Classico seguendo rigorosi protocolli qualitativi: l’obiettivo è ottenere vini longevi, strutturati dalla forte identità territoriale, eleganti nella tensione, verticali, complessi, freschi e sapidi”, ha precisato Julia Walch guidando con la sorella una suggestiva degustazione degli spumanti Moncalisse. Per ora producono 13 mila bottiglie, ma in 10 anni puntano a produrne 100 mila; ad oggi sono stati investiti in questa proprietà 8 milioni di euro.
“Le uve del Montis Arcentarie Blanc de Blancs Extra Brut Riserva 2017 provengono esclusivamente dalla storica parcella a pergola di chardonnay, caratterizzata dall’utilizzo di una diversità di cloni: queste antiche viti presentano radici profonde in grado di conferire più costanza in termini di qualità tra le diverse annate, oltre a dare più struttura e complessità al vino -ha sottolineato Karoline Walch- Vengono raccolte a mano a inizio settembre, quando l’uva raggiunge il perfetto equilibrio tra freschezza e maturità. La vinificazione avviene in acciaio con una piccola parte in barrique a cui segue un lungo affinamento in bottiglia sui lieviti di 80 mesi. La sboccatura è avvenuta a gennaio 2025”. Il risultato è uno spumante di grande complessità e con lungo potenziale d’invecchiamento, con una intensa ricchezza espressiva e una freschezza vibrante e dinamica, sostenuta da una finissima effervescenza che dona verticalità e precisione.
Il Millesimato Extra Brut Riserva 2019 è composto da uve del vigneto di proprietà e affina 56 mesi di in bottiglia sui lieviti; la fermentazione avviene in acciaio per l’80% e per il rimanente 20% in barrique. Sboccato nel gennaio 2025, è cremoso e di grande finezza, sostenuto da una da una freschezza tesa e vibrante. Tutti i vini della Cantina sono Riserva, come anche il Millesimato Extra Brut Riserva 2020 assaggiato in anteprima (uscirà a fine anno) e sboccato lo scorso gennaio. Figlio di un’annata calda, è avvolgente e rotondo, più corposo in bocca e con una accentuata salinità. 
Questi spumanti sono stati protagonisti di un aperitivo in terrazza deliziato da squisiti finger food e stuzzichini del ristorante Miil di Cermes (Bz) dello chef Othmar Raich ricavato in un vecchio molino all’interno della tenuta Kränzelhof; una cucina di territorio, molto identitaria, stagionale, che predilige materie prime biologiche provenienti da filiere solidali e trasformate con metodi rispettosi dell’ambiente. Per la cena, ospitata nella suggestiva barricaia, lo chef ha proposto il Risotto al salmerino, pinoli, erbette e agrumi dell’orto e il Branzino con foglia di vite e gambero di fiume e pane nero. Per chiudere, una sinfonia di dolci squisiti gustati nella lounge, sotto un cielo stellato beneaugurante.
Barbara Amati
