Come cambiano i consumi in Italia

Il comparto che rappresenta prodotti presenti oramai nelle case di quasi tutti gli italiani – dal caffè, ai pelati, dagli integratori alimentari, ai surgelati, dagli alimenti per l’infanzia al miele e alle marmellate, dalle insalate di quarta gamma a salse e sughi, dai succhi di frutta a brodi e minestre, the e tisane, chips e snacks – fa il punto sull’andamento del mercato potendo contare su risultati sopra la media dell’intero settore alimentare (che nel 2013 ha registrato un -3,1% di consumi) ma anche con il rammarico di doversi confrontare con un Sistema Paese che spesso frena, piuttosto che aiutare, il lavoro delle aziende

In occasione dell’Assemblea annuale dell’AIIPA (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari), l’organizzazione che rappresenta 300 tra grandi, piccole e medie imprese guarda ai risultati del 2013 con preoccupazione per il perdurante clima di crisi e di flessione generale dei consumi ma anche con la consapevolezza di essere riuscita a fare meglio del settore nel suo insieme portando a casa, con i suoi 14 miliardi di euro di fatturato vendite, una crescita del +2% in valore (rispetto al -3,1% dell’alimentare nel suo complesso). AIIPA è un pezzo importante (circa l’11% del totale) dell’industria alimentare italiana, raggruppando comparti e prodotti di utilizzo quotidiano che aiutano a capire molto da vicino quali sono le tendenze in corso nei consumi a tavola degli italiani.

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CESARE PONTI: “LA PARTITA DELL’INDICAZIONE D’ORIGINE SI GIOCA IN EUROPA, BASTA DIVISIONI, IL MADE IN ITALY VA DIFESO DA TUTTI GLI ATTORI DELLA FILIERA”

“I risultati ottenuti dalle nostre aziende – commenta il Presidente dell’AIIPA Cesare Ponti – riflettono le dinamiche di fondo e le difficoltà dell’intera industria alimentare, pur manifestando migliori performance in termini di tenuta dei fatturati che, nel 2013, segnano mediamente una crescita del +2%, trainati dai buoni risultati dell’export di alcuni dei nostri principali settori”. “In un contesto difficile come questo – prosegue Cesare Ponti – è fondamentale essere uniti come un vero Sistema Paese. Non è più questo il momento in cui le singole lobby possono continuare a chiedere tutto per sé, con logiche individualistiche spesso in contrasto con quelle di sinergia e integrazione che dovrebbero invece appartenere a tutti gli attori del settore: agricoltura, industria e distribuzione. Su temi di primario rilievo, come quelli del made in Italy e dell’origine dei prodotti alimentari, è necessario – ritrovando unità – esaltare e promuovere all’estero il valore della intera produzione nazionale, agricola, artigianale e industriale. Prendendo atto del fatto che la partita dell’indicazione di origine si gioca in Europa e secondo le regole europee: regole uniche e valide per tutti, che tengano anche conto delle caratteristiche distintive delle singole categorie merceologiche”.

Osservando più da vicino i risultati ottenuti da alcuni dei principali settori rappresentati da AIIPA, ci accorgiamo meglio degli effetti della crisi – un po’ a macchia di leopardo – sugli stili di consumo degli italiani”.

AREA SALUTE E BENESSERE E PRODOTTI EDONISTICI: RISULTATI DI SEGNO POSITIVO
Alcune tipologie di prodotto – quelle che fanno riferimento all’area salute e benessere e alla sfera della gratificazione e del piacere, dove la componente emozionale è molto forte – ottengono risultati decisamente positivi, superiori alla media, a volte anche di molto. Anche questo sarà un effetto della crisi: si rinuncia a tante cose ma non a ciò che fa bene e/o dà piacere…

Parliamo di prodotti simbolo, anche del Made in Italy, come, primo fra tutti, il caffè: con un fatturato vendite 2013 di 3,1 miliardi di euro, questo prodotto registra una variazione in valore del +2,5%, frutto di una leggera flessione dei consumi interni (-1,5%) bilanciata dallo sprint dell’export, cresciuto in valore al ritmo del +3,7% (1,080 miliardi di euro). Nel dettaglio i consumi interni hanno registrato il forte progresso delle capsule (+17,3%), la tenuta delle cialde e del caffè macinato normale (rispettivamente, a valore, -3% e -2,9%), perfettamente nella media dei consumi nazionali alimentari, e il calo più sostenuto del caffè macinato espresso (-7,7% in valore). Con 7.000 addetti è uno dei fiori all’occhiello dell’industria alimentare italiana e rappresenta circa il 2% del suo fatturato globale. I consumi annuali, in volume, sono stabili a circa 340 milioni di kg: circa 5,6 kg per italiano. Altri settori che possono rientrare nella sfera del consumo edonistico e “gratificante” registrano buone performance: il miele (+10%), le confetture e marmellate (+9,4%, che risentono anche della crescita dell’abitudine di fare colazione a casa), il settore delle patatine e degli snack salati (+3,5%), i prodotti per gelato (+1%) e l’aggregato thé, infusi e tisane (+3,2%, soprattutto grazie al risultato che sfiora le due cifre delle tisane).

Discorso a parte merita il risultato degli integratori alimentari e dei prodotti salutistici, con un mercato di quasi 2 miliardi di euro (+3,1% sul 2012), che cresce anche nel numero di confezioni vendute (141 milioni, +2,1%), guadagnando quote crescenti nella GDO (+10%, per un peso totale del 7%). Tra le motivazioni che spingono sempre più italiani a completare la propria alimentazione con vari tipi di integratori, figura il desiderio di migliorare e mantenere lo stato di benessere e la qualità della vita, sempre più messe a dura prova dal crescente stress dei ritmi di vita attuali. Integratori salini, fermenti lattici, probiotici, multivitaminici, antiossidanti entrano infatti regolarmente in 7 famiglie italiane su 10.

PRODOTTI TRADIZIONALI E DI SERVIZIO: FLETTONO MA MENO DELLA MEDIA DEL MERCATO
Tra questi prodotti, quelli che ottengono migliori performance sono passate, pelati e altri pomodori trasformati, nonostante gli effetti di un’annata difficile per i raccolti, che nel Distretto del Nord (quello rappresentato da AIIPA) raggiunge un fatturato vendite pari a 1 miliardo di euro. I risultati leggermente in positivo dell’anno appena trascorso (+1,5% in valore) sono l’effetto incrociato di un consumo interno in flessione (-2,8%) e di una buona performance (+6,7%) dell’export, che copre il 25% circa del totale. Anche salse, sughi e condimenti spuntano un segno più (+0,5%) in un anno difficile per i consumi del settore, portando il proprio fatturato a circa 300 milioni di euro. Sempre tra 1 e 2 punti sopra la curva di flessione tendenziale dei consumi alimentari nel 2013 viaggiano tre settori sempre più “amici” delle famiglie italiane. Brodi, minestre ed estratti (-2%, con fatturato vendite a 340 milioni di euro), sottolio e sottaceto (-1,5% e circa 400 milioni di euro di consumi domestici) e i prodotti cosiddetti di “quarta gamma”. Questi ultimi, dopo la lunga “corsa” degli anni precedenti la crisi, frenano un po’ – tengono sui volumi ma cedono un 2% a valore, portando il settore a 705 milioni di euro complessivi – nonostante siano oramai entrati in 18 milioni di famiglie italiane. L’impatto dell’innovazione (il 13% del fatturato arriva da referenze lanciate negli ultimi 2 anni) resta, nonostante la crisi, uno dei segni distintivi del comparto (le new entry assolute fanno segnare un +7,4% a volume e un +6% a valore).

ALIMENTI PER L’INFANZIA, SURGELATI, SUCCHI: SOFFRONO UN PO’ DI PIU’…
I succhi e nettari, come anche i prodotti per l’infanzia – con un fatturato vendite che si attesta, rispettivamente, a 640 e 750 milioni di euro – registrano un arretramento in valore di circa 6 punti percentuali, risentendo evidentemente della minore capacità di spesa degli italiani. Nel caso degli alimenti per l’infanzia incide certamente il calo delle nascite (-4% nel 2013) e il calo dei consumi procapite. Le performance positive del latte per la crescita compensano in parte quelle più negative del latte per l’infanzia e dei prodotti per lo svezzamento. Discorso più complesso per i surgelati, settore che costituisce oramai uno dei capisaldi dell’alimentazione degli italiani, e dove a soffrire di più sono proprio i piatti pronti ricettati che scontano la forte attenzione al prezzo da parte dei consumatori. Nel 2013 il settore ha sofferto un arretramento del -3,5% a valore (attestandosi a 4 miliardi di euro). Ma la reazione alla crisi dei diversi comparti è stata molto diversificata.

Avanza (+3,8% a valore) e tiene nei volumi il segmento dei vegetali, vero zoccolo duro (43% del totale) del settore. Risultato che è l’effetto incrociato di un’ottima performance dei vegetali preparati (verdure grigliate e mix di varie verdure), di una tenuta di quelli semplici e di un arretramento delle gamme ricettate (zuppe e minestroni). Ottimo il risultato (+5% a valore) del comparto door to door, lieve incremento di pizze e snack, tenuta sostanziale delle patate. Significativa, invece , la frenata dei prodotti ittici surgelati (soprattutto per il calo del pesce al naturale). Arretrano di poco (-1,1%) , invece, i surgelati destinati al catering (oltre 300 mila tonnellate), che scontano la tendenza a ridurre i pasti al ristorante per la pausa pranzo.

Per chiudere, un riferimento agli altri settori rappresentati in AIIPA. Le dinamiche incrociate degli altri comparti rappresentati all’interno dell’Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari (pane industriale, conserve di frutta, preparati per torte, pizze e dessert, edulcoranti, ecc) portano a una sostanziale invarianza del fatturato vendite, arrivando a sfiorare il miliardo e duecento milioni di euro.

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