Prosecco style

Da vino semplice a prodotto di qualità elevata, ricercata e valorizzata grazie a un intelligente approccio produttivo che l’ha riposizionato a livello di immagine e ne ha trainato i consumi. Tanto che, oggi, queste bollicine hanno raggiunto i 307 milioni di bottiglie vendute. Grazie alla grande bevibilità, al basso tenore alcolico e al prezzo competitivo

Paolo Becarelli

Con il suo gusto vagamente abboccato seduce chi si avvicina alle bollicine anche solo occasionalmente, come i giovani e le donne. Non delude neppure i consumatori più esigenti perché oggi tante etichette eccellenti sono in grado di soddisfare wine lover e intenditori. In più, ha dalla sua una grande versatilità: entra in cocktail “moderni”, come il richiestissimo Spritz o i più classici Bellini e Rossini, e si può spesso abbinare, senza sbagliare più di tanto, dall’antipasto al dolce. Senza contare che, rispetto alle bollicine più blasonate, ha ancora un costo tutto sommato contenuto: e, in tempi di crisi, questo è un fattore da non sottovalutare.

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Sono alcuni dei motivi per cui il Prosecco piace e si è posizionato al top del borsino delle preferenze, tanto da essere diventato, almeno per gli stranieri, sinonimo di bollicine italiane. Non sorprende, dunque, che sia da tempo lo spumate più venduto in Italia: due bottiglie stappate su tre lo scorso anno, ossia 307 milioni, sono di Prosecco. E, anche se il confronto non è del tutto appropriato vista la profonda diversità produttiva e di immagine che lo separa dallo Champagne, fa riflettere che, secondo le stime dell’Ovse (Osservatorio vini spumanti effervescenti), quest’anno abbia scavalcato le vendite nel mondo (304 milioni di bottiglie) del cugino d’Oltralpe, raggiungendo un risultato che va oltre il suo mero valore numerico.

ValdobbiadeneConeglianoVino prodotto nelle campagne del Trevigiano, umile e semplice agli occhi di molti, è diventato in pochi anni un successo planetario grazie a un intelligente approccio produttivo e al riposizionamento della sua immagine. Accanto a caratteristiche positive come facilità di consumo, il contenuto tenore alcolico, il prezzo competitivo, la grande disponibilità, in passato il Prosecco doveva, infatti, confrontarsi con un vissuto di vino dalle origini indistinte, vagamente italiane, è questo dava adito a imitazioni e storpiature del nome (quante volte è stato usato “Prosecchino” per indicare uno spumante di scarsa qualità!). Per combattere la distorsione è stato cambiato il nome delle uve, che era di per sé stesso una contraddizione: Prosecco fa, infatti, pensare a un vino tendenzialmente secco, senza poi esserlo effettivamente. La confusione partiva dal nome dell’uva di riferimento di questo vino, prosecco appunto, nome che dal 2009, per legge, è ritornato all’“antico” glera.

Il secondo passo è stato quello di creare una grande Doc, allargando la base della piramide produttiva, sebbene a detta di alcuni resti ancora un po’ di confusione al vertice dove l’istituzione di due distinte Docg, vicine territorialmente (sono separate da una manciata di chilometri), ma distanti culturalmente, non va nella direzione di dare un’immagine omogenea di questo vino agli occhi del consumatore. Tanto più che nelle due Docg, quella di Conegliano-Valdobbiadene Docg (con le due espressioni territoriali del Superiore di Cartizze e delle Rive) e della vicina Asolo, anch’essa promossa a Docg, il nome Prosecco non viene più esplicitamente menzionato.

Ciononostante, come ha già avuto modo di puntualizzare Innocente Nardi, presidente del Consorzio di tutela del vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, “Oggi il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore è sinonimo dello stile italiano apprezzato in tutto il mondo. Il nostro vino è la sintesi di tre fattori: la vocazione naturale delle colline di Conegliano Valdobbiadene. Il sapere dell’uomo, che nei secoli ha ricamato di vigneti le pendici, creando un paesaggio straordinario, oggi candidato dall’Unesco a Patrimonio dell’Umanità. La storia, infine, cominciata nel 1876 con la fondazione della prima Scuola enologica d’Italia. La sfida per il futuro è fare conoscere sempre più al mercato l’identità del nostro vino, indissolubilmente legata al territorio”.

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Già, il territorio. Perché per valorizzare al massimo la Docg del Prosecco, si deve passare proprio da qui. Ne è convinto anche Aldo Franchi, direttore di Val d’Oca, secondo il quale “le leve che possono far crescere ancora il fenomeno Prosecco nel mondo non possono prescindere dalla valorizzazione del territorio, unitamente alla sua sostenibilità e alla qualità del lavoro in vigna. Almeno per il Prosecco superiore, cioè quello Docg, mentre per la Doc il prezzo rimane un fattore determinante”. “I consumatori vogliono avvicinarsi a un vino che racconti una storia e che sia riconducibile a un territorio preciso -concorda Giancarlo Moretti Polegato, presidente di Villa Sandi- L’area del Prosecco, sia Doc Treviso, sia Valdobbiadene Docg, risponde a questa esigenza di identificazione territoriale. In particolare la storica area delle colline di Valdobbiadene-Conegliano, dove la viticoltura è un’arte antica che accompagna da secoli la vita degli abitanti, è sempre più meta di un turismo enogastronomico”. Fondamentale, dunque, puntare sulla comunicazione territoriale, aggiunge Paolo De Bortoli, agronomo e socio di Col Vetoraz: “Dobbiamo fare capire il territorio non come la visione di un ‘panorama’, ma come struttura agropedoclimatica che ha avuto un’evoluzione perché chi ci ha preceduto credeva, e tuttora crede, nel concetto di qualità con una visione a 360 gradi”. “Una comunicazione che trasferisca al consumatore l’unicità del territorio per quanto riguarda la Docg e le peculiarità del prodotto Prosecco sono necessarie per combattere il pericolo della banalizzazione -sottolinea l’amministratore delegato di Santa Margherita Gruppo Vinicolo, Ettore Nicoletto- La guerra al ribasso sui prezzi di cessione ha, infatti, portato il Prosecco Doc a essere paragonato a un qualsiasi Charmat generico e la grande diffusione del bere miscelato favorisce spesso un uso alternativo e indifferenziato di spumati non Prosecco”.

E’ quindi importante istruire i consumatori perché se, come specifica Massimo Benetello, amministratore delegato di Viticoltori Ponte, “il successo del Prosecco è la conferma che il vino che piace è quello non banale, ma facile da scegliere, da capire e da bere, è necessario continuare a presidiare i punti di consumo con proposte idonee a esaltare le caratteristiche del prodotto e di questo nuovo drinkstyle di cui è portavoce”. Soprattutto visto che sono proprio i giovani ad avvicinarsi a questo vino: “Una generazione che sta crescendo con stili di consumo omologati su standard qualitativi mediamente bassi -specifica Nicoletto- Ma la qualità è tuttavia riconoscibile anche dai palati meno avvezzi a frequentarla. Proprio questa è la sfida: rendere accessibile a tutti i prodotti di qualità. Per farlo occorre una comunicazione efficacie, la facilità di reperimento e un prezzo abbordabile”. Un aiuto in questo senso arriva alle cantine grazie a internet in cui tutte stanno investendo impegno e risorse: “I nostri consumatori di domani sono un target che, grazie ai social network, è facilmente raggiungibile con una comunicazione veloce che può agire anche su una corretta educazione al bere consapevole, insegnando il piacere del vino e quello della conoscenza. Inoltre, le caratteristiche del Prosecco lo rendono particolarmente adatto a occasioni di consumo conviviali e a una fascia di consumatori più giovani, anche grazie al moderato contenuto alcolico”, aggiunge Moretti Polegato.

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Apertura verso le nuove tecnologie, in cantina e nella comunicazione, pur rimanendo ancorate a una filosofia produttiva tradizionale che punta alla qualità, al rispetto del territorio al quale è indissolubilmente legato: queste rimangono le carte vincenti di tutte le aziende produttrici di Prosecco. “I nostri Prosecco sono frutto di un giusto equilibrio tra ricerca e rispetto per l’ambiente, dalla vigna condotta con tecniche a basso impatto ambientale, all’utilizzo di energia pulita, fino alla tracciabilità del prodotto -afferma il presidente di Villa Sandi- Così le caratteristiche tipiche di freschezza, fruttato e floreale sono preservate a lungo grazie alla spumantizzazione da mosto, anziché da vino. Un plus soprattutto per il Prosecco destinato all’export, che può essere gustato così sempre fragrante e nella pienezza dei suoi sentori tipici”. Concetti condivisi anche da Viticoltori Ponte: “I valori che accompagnano la nostra produzione sono il rispetto (per l’ambiente e per le persone, con una particolare attenzione alla sicurezza sul lavoro), la qualità, non solo del prodotto, ma anche dei processi di produzione, e il valore che significa soprattutto remunerazione corretta dell’intera filiera -spiega Benetello- Nasce così un vino fresco, immediato, ma non banale, leggero, profumato, brioso, chic, ma non impegnativo”. Qualità al primo posto anche nella filosofia produttiva di Col Vetoraz: “Ricerchiamo i terreni maggiormente vocati dell’area della Docg per avere le uve migliori -spiega l’agronomo De Bortoli- Siamo orgogliosi della tecnica di trasformazione dell’uva a vino e utilizziamo quanto di meglio ci offre la tecnologia di trasformazione. Queste tecnologie ci consentono di non togliere e di non aggiungere nulla a quanto la natura ci ha offerto nei grappoli. Grazie a questo i nostri vini hanno quell’inconfondibile connotazione fruttata e quella cremosità che incanta il palato. Senza dimenticare l’armonia, l’eleganza e la facilità di beva”.

Da Val d’Oca si sta lavorando “per isolare sempre di più i diversi terroir, per capire se hanno una personalità per cui valga la pena il lavoro futuro e se sarà possibile o interessante la loro commercializzazione -anticipa il direttore Franchi- Il prossimo progetto, dopo il Valdobbiadene Docg Uvaggio Storico, le Rive di San Pietro di Barbozza e il Rive di Colbertaldo e il Doc 4 Gatti di Segusino, sarà la produzione di un Docg Asolo Superiore Spumante”. Da Santa Margherita la parola d’ordine è naturalità: “Far parlare la natura è il nostro obiettivo, per questo abbiamo fatto notevoli investimenti per ridurre l’impatto ambientale -afferma Nicoletto- Da sempre la nostra filosofia produttiva è evidenziare le peculiarità distintive del vitigno e del territorio. I nostri Prosecco hanno una loro personalità distintiva capace di esaltare il cibo a cui si accompagnano. Per questo lavoriamo molto comunicando attraverso serate, eventi e manifestazioni in cui si cerca il contatto diretto con potenziali clienti e il vasto pubblico die consumatori. E’ un processo lento e faticoso, ma è anche quello che permette di rendere accessibile la degustazione del prodotto”. Tutte le aziende mettono in atto attività promozionali con abbinamenti cibo-vino illustrate dai wine maker. Lo fa anche Villa Sandi con wine dinner in ristoranti di prestigio, ma anche con visite guidate in cantina, fondamentale strumento di conoscenza e formazione: “Inoltre, le nostre Botteghe del Vino a Crocetta del Montello, a Valdobbiadene e a Cortina d’Ampezzo, consentono un rapporto immediato con i consumatori e quindi un immediato feed back”, aggiunge Giancarlo Moretti Polegato. Anche La cantina Val d’Oca, nel suo Wine Center Val D’Oca&Sapori, a San Giovanni di Valdobbiadene propone nel corso dell’anno appuntamenti enogastronomici a tema che valorizzino le loro bollicine in abbinamento alle tipicità culinarie veneta come il baccalà, l’asparago bianco, le erbette primaverili, frutti e ortaggi antichi, i funghi e l’oca. “Il modo migliore per conoscerci -concordano a Col Vetoraz- è quello di far vivere ai consumatori la realtà paesaggistica e lavorativa in cui si opera, con visite sul territorio e degustazioni in cantina”. E, come afferma giustamente Ettore Nicoletto, “una volta che il prodotto è consumato, la qualità parla un linguaggio comprensibile a tutti”.

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