Consumi al minimo da 33 anni

Gli acquisti alimentari sono tornati indietro di oltre 33 anni sui livelli minimi del 1981 con tagli che hanno colpito a marzo tutti i principali canali distributivi dagli ipermercati (-7,1 per cento) ai supermercati (-6,9 per cento), dai piccoli negozi (-6,6 per cento) fino addirittura ai discount (-1,5 per cento). E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento al calo del commercio al dettaglio alimentare del 6,8 per cento a marzo secondo l’Istat. A causa della crisi, la spesa alimentare per abitante che era sempre stata tendenzialmente in crescita dal dopoguerra fino a raggiungere l’importo massimo nel 2006 e iniziata a crollare da allora, progressivamente ed in misura crescente ogni anno, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat sui consumi finali delle famiglie a valori concatenati.

supermarket

Gli italiani nei primi anni della crisi hanno rinunciato soprattutto ad acquistare beni non essenziali, dall’abbigliamento alle calzature, ma una volta toccato il fondo hanno iniziato a tagliare anche sul cibo riducendo al minimo gli sprechi e orientandosi verso prodotti low cost. Di fatto è tornata l’economia domestica con quasi tre famiglie su quattro (73 per cento) che hanno tagliato gli sprechi a tavola, l’80 per cento che fa la spesa in modo più oculato, e il 26 per cento riducendo le dosi acquistate secondo l’indagine Coldireti/Ixe’. Una leggera inversione di tendenza positiva è attesa per la seconda parte del 2014 perché sarà proprio la spesa alimentare, che rappresenta la seconda voce dei budget familiari, a beneficiare maggiormente del bonus di 80 euro al mese per alcune categorie di lavoratori dipendenti, disoccupati e cassintegrati che destinano una quota rilevante del proprio reddito all’acquisto del cibo.

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