Intraprendenza americana e tradizione toscana

 

L’azienda di Pontassieve, di proprietà del Gruppo statunitense Constellation Brands, sta ottenendo buoni risultati in Italia e molto buoni all’estero, dove storicamente ha sempre registrato le migliori performance. Così, il fatturato dell’anno appena concluso ha portato a una crescita del 10 per cento

Federica Belvedere

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3Innovazione e consolidamento del brand. Con queste parole, tradotte in azioni, si può sintetizzare la crescita a doppia cifra realizzata da Ruffino per il secondo anno consecutivo. L’azienda di Pontassieve (Fi), fondata nel 1877 e di proprietà dal 2011 dell’azienda vinicola americana Constellation Brands, vanta, infatti, una crescita nel 2013 che si attesta intorno al 10 per cento rispetto alle già ottime performance del 2012. “Due sono state le leve che ci hanno permesso di mantenere le nostre quote -spiega Sandro Sartor, amministratore delegato di Ruffino- Riaffermare sempre più il nostro ‘chianticentrismo’, insistendo sulla qualità dei nostri Chianti e Chianti Classico, fra tutti la Riserva Ducale Oro, e innovare in maniera ponderata così da lanciare nuovi prodotti che rispolverano in chiave contemporanea la nostra tradizione: la storia del nostro Nuovo Fiasco Chianti Superiore è l’esempio lampante di questo spirito”. Questi risultati sono frutto, appunto, di una politica sinergica con Constellation Brands che ha permesso di proporsi agli appassionati di Ruffino con nuovi vini quali la riedizione contemporanea dello storico fiasco Ruffino, l’introduzione di una nuova linea dal nome Momenti, pensata per un pubblico giovane per il momento dell’aperitivo, e un Prosecco destinato ai mercati esteri come Stati Uniti e Canada; dall’altro lato, invece, puntando i riflettori su vini come Riserva Ducale e Riserva Ducale Oro, due Chianti Classico Riserva e Modus Igt Toscana, le cui ultime annate di particolare qualità e gli importanti riconoscimenti ne hanno fatto crescere sempre più la domanda. Insomma, una realtà profondamente radicata nel suo storico territorio, la Toscana, e, al contempo, aperta alle complesse sfide del mercato globale dove l’azienda è sinonimo di forte italianità e buon gusto.

Tutto questo ha portato Ruffino a ottenere risultati importanti soprattutto nell’export. Come dice Sartor, infatti, “le migliori performance aziendali storicamente provengono dai nostri mercati esteri, capeggiati da Stati Uniti e Canada, ma siamo comunque abbastanza soddisfatti per come l’Italia, malgrado il momento economico non semplice, abbia risposto ai nostri sforzi nel tentare di preservare le nostre posizioni conseguite nel tempo”. E, in tema di esportazione, la storia di Ruffino all’estero (così come in Italia del resto) è ed è stata scritta da due referenze: il Chianti Docg e Riserva Ducale, un Chianti Classico che in Ruffino viene prodotto fin dal 1927, ma non solo. “Il portfolio di Ruffino per alcuni mercati esteri è completato anche da altre referenze capaci di raccontare il buon gusto italiano e l’eccellenza nel produrre vino -prosegue Sartor- Paesi come Stati Uniti e Canada, ad esempio, amano anche altri vini bianchi a marchio Ruffino come il Prosecco Ruffino, il nostro Pinot grigio Lumina e il nuovo Moscato Ruffino”.

E in questo ventaglio di innovazione c’è il fiasco, che di fatto innovazione non è, ma al contrario è una riedizione, una sorta di celebrazione di un’icona di toscanità famosa nel mondo che aveva decretato anche un grande successo per il marchio, visto che molti identificavano Ruffino proprio come l’azienda del Chianti imbottigliato nel fiasco. Come puntualizza Sartor, “il suo rilancio nel 2012 non è stato di carattere nostalgico: si è cercato, al contrario, di produrre un nuovo vino che ‘sapesse’ di contemporaneo, nella definizione enologica e nel suo essere fiasco, pur con le solide basi che ne avevano decretato il successo nel passato; inoltre, è stato testato nei mercati che riteniamo più difficili, proprio per capire se la nostra operazione fosse stata capita e apprezzata. il successo è stato soprattutto in Italia, ma anche in Canada, Scandinavia e -pizzico d’orgoglio- non siamo andati maluccio neanche in Francia. Mercati competitivi e maturi che hanno dato risposte molto soddisfacenti”.

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Inoltre, sul mercato italiano sono di recente entrati in distribuzione alcuni vini delle grandi aziende vitivinicole del Gruppo, come la californiana Robert Mondavi e la neozelandese Kim Crawford. “Si tratta di due nomi già forti e conosciuti a livello internazionale, indipendentemente dalle regioni di provenienza. Abbiamo quindi pensato che quest’offerta per il pubblico italiano potesse essere impostata sul canale on-trade, prevalentemente delle grandi città, le più aperte e curiose anche a prodotti non italiani -spiega Sartor- E a oggi i numeri (ricordo comunque che si tratta di operazioni di nicchia, sono volumi molto limitati), sono confortanti: in molti si sono innamorati della fresca croccantezza del Sauvignon di Kim Crawford e dei toni morbidi del Cabernet Sauvignon di Robert Mondavi”.

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