Poggio Rosso, bianchi toscani

“Certo è che vendemmie come questa – racconta Diego Monelli, patron di Poggio Rosso – fanno pensare che una conduzione agronomica da manuale, fatta di sfogliature e diradamenti, cimature equilibrate, in relazione a un andamento climatico inaspettato può addirittura dare risultati opposti a quelli previsti. Io, che sto iniziando ad applicare criteri diversi sulla gestione del mio vigneto perché punto molto sulle uve bianche, ho cominciato con lasciare più foglie in pianta, così mi sono trovato con i grappoli protetti dal sole tremendo di agosto. Ma non lo avrei mai immaginato. È veramente paradossale vedere come possano vacillare alcuni fondamentali della viticoltura attuale, quella considerata migliore per la qualità finale”.

“La mia è una storia recente, ma comunque avevo scelto di puntare sui vini rossi, come è tipico di questo territorio della Costa Toscana. Mi sembrava la strada migliore perché, come si dice, se ha funzionato fino ad ora evidentemente un motivo ci sarà – continua Monelli – e quindi ho piantato merlot, cabernet sauvignon e poi sangiovese, che mi piacerebbe produrre in purezza anche se molti mi hanno detto che è una mission impossible. Infine una piccola parte del vigneto l’avevo destinata ai bianchi. Poi, dalle prime vendemmie del vermentino e del viognier ho capito che avrei potuto produrre vini bianchi dal carattere piuttosto diverso rispetto alla media di quelli della mia regione, molto intriganti, e ho iniziato a puntarci molto di più”.

Così Diego si era avvicinato a questa vendemmia 2011 trattando i suoi vigneti in modo leggermente diverso rispetto alle annate precedenti. “Un elemento che contraddistingue molto la mia azienda è dato dalla particolare condizione geografica e termica di cui gode: la vicinanza al mare, i venti che qui soffiano da tutte le direzioni, un po’ di salsedine in più, terreni che, quest’anno in particolare, si sono mantenuti ricchi di acqua in profondità per le molte piogge che ci sono state fino a primavera, gli sbalzi termici che spingono i precursori aromatici. In più quest’anno ho sperimentato un trattamento diverso sulla parte verde delle piante: ho sfogliato poco per tenere i grappoli un po’ di più all’ombra, fatto poche cimature e lasciato l’inerbimento. Anche perché le temperature che dalla metà di luglio sono state leggermente al di sotto della media stagionale avevano riequilibrato un ciclo vegetativo partito in leggero anticipo. L’invaiatura era partita bene e la maturazione era stata  favorita da un clima equilibrato. Poi è arrivato il mese di agosto che  ha cambiato decisamente percorso e dalla metà in poi il caldo non ha dato più tregua. Ma le mie piante avevano ombra a sufficienza per proteggersi e la giusta umidità dal sottosuolo.  Ho iniziato la vendemmia di vermentino e viognier comunque con una decina di giorni d’anticipo, ma le uve hanno retto bene al caldo infinito. Visto quanto è successo, avuto anche parecchia fortuna, lo confesso”.

Vediamo come evolveranno il Phylika (vermentino e viognier) e il Veive (viognier in purezza) di questa vendemmia 2011, che hanno come bagaglio, oltre all’anno in più di invecchiamento dei vigneti, un andamento climatico che nessuno avrebbe mai previsto.

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